LETTERA DEL PRIORE GENERALE, P. ROBERT F. PREVOST OSA
LETTERA PER LA SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO DI HAITI
E’ passata una settimana dal tragico terremoto in Haiti, continuano ad esserci nuove scosse, alcune di esse anche forti. In questi giorni noi tutti abbiamo ascoltato e visto le notizie che i mezzi di comunicazione ci hanno trasmesso sulla catastrofe. Gli inviati e i giornalisti ormai non hanno più parole per comunicarci e farci comprendere il grande dramma che ha sofferto e stà soffrendo la popolazione del paese più povero dell’America Latina.
Il governo di Haiti ha comunicato le prime cifre ufficiali della tragedia: 75000 morti, 250000 feriti e un milione di persone senza casa. Secondo i dati dell’ONU pare che più della metà dei coinvolti nel sisma sono minori di 18 anni.
Provabilmente le nostre menti non sono state capaci di elaborare tutti questi dati e sono mezze stordite da queste cifre e dalle immagini che in tutti noi si sono impresse nei nostri occhi. Ci costa l’accettare che queste calamità possano accadere nei nostri giorni. Di fatto, ci poniamo molte domande che restano senza alcuna risposta convincente, almeno a un livello più in là della mera spiegazione tecnica. Ma quando si tratta della vita di tante persone questo non ci soddisfa. Penso che in mezzo a questo clima di morte la domanda che dovremmo farci è se non siamo un pò ipocriti nella nostra vita. Lo dico perchè ogni giorno, ogni ora e ogni secondo la tragedia della morte dei più deboli si realizza nel nostro pianeta. Questo evento deve aiutarci a riflettere e ad impegnarci come Ordine con i più deboli e i più poveri della terra.
In Haiti già non ci sono più sopravissuti ma cadaveri, famiglie disperate, molti bambini abbandonati alla loro sorte... però la vita continua e continuano a nascere bambini. Si, è vero, nel mezzo della morte sorge la nuova vita e, forse, una nuova speranza per queste persone tante volte abbandonati alla loro sorte. Come Priore Generale vi invito ad essere solidali con questi nostri fratelli che hanno subito questa enorme tragedia. In questo momento gli abitanti di Haiti sono le persone che più hanno bisogno del nostro aiuto. E’ importante che condividiamo i sentimenti di dolore di queste persone e che nella nostra preghiera quotidiana portiamo davanti al Signore le vittime del terremoto, vivi e defunti. Ma è anche importante che facciamo loro arrivare il nostro aiuto materiale perchè il recupero delle persone e la ricostruzione del paese chiedono un grande sforzo e aiuto, e per un lungo periodo di tempo. Come Ordine che desideramo condividere i problemi degli uomini del nostro tempo, possiamo dare un’autentica testimonianza di impegno evangelico di fronte a questa realtà provocata dal terremoto in Haiti.
La Curia Generale ha inviato immediatamente un aiuto economico ma siamo del parere che la situazione è così grave che ci invita a poter contribuire con nuovi aiuti.
E’ necessario che le circoscrizioni che desiderano unirsi in solidarietà alle vittime del terremoto con i loro aiuti materiali lo facciano attraverso di organizzazioni affidabili, come ad esempio la Caritas e altre organizzazioni simili. Se qualche circoscrizione volesse offrire il suo aiuto attraverso l’Ordine può mettersi in contatto con l’Economo Generale.
Vi alleghiamo la lettera scritta da un nostro confratello, P. Aridio, dopo la visita che ha fatto ad Haiti assieme ad altri nostr confratelli del Vicariato delle Antille.
Un fraterno abbraccio,
P. Robert F. Prevost
Priore Generale dell’Ordine
HAITI: LA TRAGEDIA
Nella sera del 12 gennaio 2010 il popolo haitiano è rimasto scioccato da un terremoto il cui epicentro era in Port-au-Prince, la capitale. Uno studente di teologia, due novizi, sei seminaristi e due prenovizi hanno li le loro famiglie e ciò è stato un motivo di grande preoccupazione che ha tenuto in costante allerta le case di formazione in cui essi vivono.
I numeri dei morti e degli edifici crollati pubblicati dai mezzi di comunicazione internazionali aumentava ogni momento e telefonare ai propri familiari era diventato impossibile. Per questo motivo il P. Oscar L. Jimenez, Vicario delle Antille, considerando il parere del suo Consiglio, e il P. Francisco A. De Leon hanno deciso di inviare ad Haiti i seminaristi locali, accompagnati dal P. José Aridio Taveras, in modo che potessero trovare notizie certe dei loro familiari per poi tornare al Seminario Agostiniano San Alfonso de Orozco.
Sono partiti da Santo Domingo il 15 gennaio. Durante il tragitto, nella zona di Barahona, all’autobus sul quale viaggiavano esplose un penumatico e l’autista dovette fermarlo andando contro una duna. In questo incidente nessuno è rimasto ferito o ha perso la vita, ma ha ritardato l’arrivo nella capitale.
Giunti alla zona di Tabarre, alle 7.45 della sera, hanno dovuto sostare nella casa del seminarista Goyau a causa della mancanza di trasporti e di elettricità, per la grande insicurezza generalizzata dovuta alla la presenza di delinquenti scappati dalle prigioni e per i disastri prodotti dal terremoto.
All’inizio della mattina seguente ciascun seminarista è andato a cercare i suoi familiari, dove erano le loro case. Durante tutta la giornata il P. Aridio e il seminarista William hanno visitato le varie famiglie e, nonostante si sentisse sempre più i numeri di morti e feriti delle famiglie – molti hanno perso zii e cugini –, solamente il novizio Wilbert ha perso un fratello.
La situazione che abbiamo visto in questa città si può descrivere così: cadaveri in stato di decomposizione buttati nelle strade, edifici crollati che seppelliscono cadaveri all’interno. Un fetore intenso di marcio dovuto alla decomposizione dei corpi. Panico, disperazione e dolore per la morte di persone di ogni famiglia; moltissimi feriti senza cure mediche; assenza di servizi essenziali di cibo e acqua. Le zone interne del paese non sanno cosa sia successo nella capitale perchè non hanno ne elettricità ne mezzi di comunicazione.
Assieme a questa situazione c’è lo stato pericolante di tutte le strutture ancora rimaste in piedi, sia per il loro scricchiolare sia per le continue scosse di assestamento che ancora si susseguono; ne segue che i sopravissuti si riuniscono in luoghi disastrati per dormire e non restare soli e quindi sentirsi più sicuri.
I seminaristi e il P. Aridio sono ritornati a Santo Domingo il 17 gennaio assieme al prenovizio Jean-Hugues, sorpreso nella capitale dal terremoto in quanto stava preparando dei documenti.
Il Signore ci ha guidato e per questo nessuno ha sofferto qualcosa di grave. E’ il momento di pregare e di aiutare la popolazione di Haiti perche’ hanno bisogno di noi.
P. José Aridio Taveras, OSA